22
ott

Incipit

La prima volta che entrai in rete era il 1992… o l’82… o forse il 2002, non ricordo più. Anzi, che “navigai”, come si diceva allora. Non rammento nemmeno, e un pò me ne dispiace, quale fu la prima schermata che mi apparve sul monitor. Nonostante le fisiologiche incertezze che accompagnano ogni età pionieristica qualcuno aveva già intuito le straordinarie possibilità che offriva il www e mi assunse per convincere qualcun altro. Si trattava in pratica di recarsi in pellegrinaggio presso gli uffici di inconsapevoli “Dottor Cippi”, amministratori delegati o responsabili del marketing di imprese grandi e piccole, sostenendo loro che era cosa buona e giusta per la loro azienda, possedere uno spazio proprio, un “sito”, in cui poter presentare adeguatamente i prodotti, ottimizzare la rete distributiva, acquisire nuovi clienti attraverso la vendita on-line, etc etc… Nutrivano tutti, senza eccezione, un’impermeabile e sussiegosa diffidenza. “Presto ci saranno tutti!” facevo io. “O nessuno!” sorridevano loro. Era dura. Ma bastarono pochi mesi perchè i fattori si invertissero: ora erano loro a telefonare per avere informazioni. Tempo un anno e ricevevo solo su appuntamento. “Buongiorno Dottor Cippi, sono lieto che abbia deciso di entrare nel web. Lo sa che ci sono quasi tutti ormai? Stava rischiando di essere l’ultimo, anzi, l’unico rimasto tra i nessuno. Pensi dottore, proprio Lei, in una posizione così scomoda.” “Già ehm…credo che lei…Lei, Signor Rota, abbia ehm…avesse…proprio ragione ehm…grazie!” facevano loro. “Ma Le pare Dottor Cippi, è stato un piacere.” sorridevo io.
In prossimità del nuovo secolo, quando ormai non c’era + “nessuno” da convincere, mi dimisi e dedicai tutta la cura possibile a persuadere il sottoscritto, notoriamente piuttosto refrattario alle lusinghe, che la prossima sfida da vincere fosse rimettere in piedi la banda. Registrai il dominio righeira.com e caricai l’omino dei lavori in corso.
Progettai, in combutta con Johnson e con i professionisti di Dedalomedia, uno spazio che raffigurava la nostra casa futurista orbitante nel cosmo: lounge room, Taverna del Santopalato, laboratorio, addirittura le bedrooms con le rispettive girls a loro immagine e somiglianza. Disegnato a mano su fogli lucidi e ricalcato successivamente con Adobe Illustrator, doveva fare da cornice al cofanetto “2001 Vamos a la playa” con cui celebrammo il rientro. Otto versioni, (o nove?…o forse dieci…non ricordo più), della nostra hit, da noi personalmente commissionate ad amici dj e musicisti, tra i quali desidero ricordare la band venezuelana Los Amigos Invisibles, i tedeschi Le Hammond Inferno e i nostrani Ottomix e Montefiori Cocktail.
Era l’apologia di Flash, che rappresentava in quel momento, scaduto l’imperio dell’ html, il nuovo linguaggio con cui misurarsi. Ben strutturato, curato nei dettagli e nella scelta delle soluzioni tecniche, conteneva tutti i segni che ci piacevano, o ci erano piaciuti: dal Futurismo a Ettore Sottsass, dal Bauhaus a Joe Colombo. Ricevemmo molti complimenti, anche dagli addetti ai lavori; alcune riviste e siti specializzati, ci recensirono con entusiasmo. Si trattava di un approccio alla rete squisitamente estetico, poca roba scritta, in perfetta controtendenza con il florilegio di blog che in quel momento imperversava in rete. A parte le nuove foto e qualche frammento delle ultime tracce, i contenuti erano volutamente piuttosto scarsi e pensati più come corollario alle nostre personali esigenze che per soddisfare la curiosità dei visitatori, comunque sempre numerosi nonostante le ovvie lamentele per la pesantezza delle pagine.
La più bella email ricevuta in quel periodo fu di un tale Amedeo C. (probabilmente Cippi): “Sono andato nelle pagine della cucina futurista…ma che cazzo mangiate?”
Dopo quasi sei anni dalla reunion, anche biblica, in omaggio al nostro motto di sempre “Velocemente ma senza fretta (oppure “Senza fretta ma velocemente” se preferite), abbiamo pubblicato nel 2007 “Mondovisione”, album ricco di spunti e in buona parte ancora misterioso anche per lo scrivente nonostante figuri tra gli autori di ogni pezzo. La meraviglia di tutti, ben prima di averlo ascoltato, fu che pubblicavamo un album con 14 pezzi inediti. Con l’unico estratto, “La musica electronica”, siamo riusciti, appena in tempo, ad entrare nelle charts, poco prima che la classifica dei singoli venisse definitivamente soppressa di lì a qualche settimana. Voglio ringraziare Radio DeeJay ed R 101 per il decisivo supporto, senza dimenticare le radio locali che, pur in un ambito più ristretto, ci hanno sostenuto.
Questa volta optammo, in sicronica orbita col disco, per uno spazio ricchissimo di contenuti ma di non agevole ispezione. Grazie ad una brillante idea di Matteo Righi, in arte “Balena“, nostro “cuggino” acquisito, realizzammo un’ home page identica a quella del Televideo. Grafica a 8 bit, grezza e priva di curve, colori pieni senza sfumature, ma, soprattutto, inserimmo i comandi a tastiera. Nessuna manina faceva capolino puntando il mouse. Per caricare le pagine occorreva digitare il loro numero sulla tastiera e non sempre il sistema rispondeva con puntualità. Questa scelta, che dal punto di vista della comunicazione poteva rivelarsi un suicidio, per noi rappresentava un sottile godimento da sommarsi alla soddisfazione di essere stati, con buona probabilità, i primi a materializzare in rete un’idea simile.
L’unica cosa semplice era inviare le mail e quante continuavamo a riceverne. Alcuni, troppo pochi per la verità, si scompisciavano, complimentandosi per qualcosa che, anche secondo loro, non aveva ancora fatto nessuno. La maggior parte invece, come avevamo diabolicamente previsto, si imbufaliva di brutto. “Ma come cazzo si fa a entrare in stocazzo di sito?”. Il tenore era più o meno questo.
Eravamo nel 2006 (o cinque?… o era sette?… non ricordo più).
Oggi, in collaborazione con il team di Hagakure, che desideriamo ringraziare, comincia un’altra storia. Questo è l’incipit. Siamo curiosi di sentire cosa avremo da sostenere noi, ma sopra a tutto come sempre, di leggere cosa scriverete Voi. Soprattutto Lei, Dottor Cippi.

Michael Righeira